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Splendida carriera, e nel '90, scontro iniziale col Potere in Sardegna, che è un potere compatto e bene articolato (politica + magistratura + stampa + burocrazia).

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CALUNNIA, processo n.368/97

INCOSTITUZIONALITA' DELLA LEGGE-MARCHETTA n.111/07

DR.PODDIGHE futuro presidente di sezione,richiesta di verifica attitudinale

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Inaugurazione Anno Giudiziario '08

Gian Paolo PORCU dottore commercialista
Codice fiscale PRC GPL 37M20 C623C
Imputato nel processo n..386/00 reg.dbattimenti giudici monocratici in corso a Cagliari

Cagliari 13/05/09 prot.362/09
RAR n. 13442205210-2

Spettabile

CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA

Piazza Indipendenza 6
00185 ROMA

Richiesta di verifica dell’idoneità del giudice dr. Massimo Costantino PODDIGHE a ricoprire l’incarico, proposto dalla 5a commissione del CSM, di presidente di sezione del tribunale di Cagliari.

Ne L’Unione Sarda del 29/04/09, a pag.16, si legge che la quinta commissione del CSM ha indicato (al plenum da svolgere), il magistrato dr. Massimo Costantino PODDIGHE quale presidente di sezione del tribunale di Cagliari.

La presente vuole essere una richiesta d’esame della qualità di alcuni precedenti (appresso descritti), ai fini del giudizio di professionalità del magistrato, che andrebbe a svolgere le delicate funzioni di presidente di sezione.

Ecco il caso.

E’ tuttora in corso a Cagliari un processo penale a carico dello scrivente, con una fantasiosa imputazione di calunnia.

E’ il n. 368/97 RNR e n.386/00 Reg. Dibattimenti.

Salvo una delle assegnazioni (quella, forse casuale dal GUP alla seconda sezione penale) del processo ai diversi giudici delle varie fasi, di tutte le altre non è stata dimostrata la regolarità (quindi a questo punto sono “sospette”), nonostante ripetute richieste di chiarimenti.

Alcune istanze per chiarimenti hanno avuto dalle competenti autorità risposte offensive per l’intelligenza di chi le legge.

A quanto a questo punto è dato giudicare allo scrivente, appare ormai certo che né presidenza del tribunale né altri sono stati in grado, non lo sono e mai lo saranno, di illustrare la regolarità (cioè aderenza ai criteri tabellari obbligatori per legge ordinaria e per la tanto amata Costituzione – quando serve per spot-), delle assegnazioni al GIP BONSIGNORE, al GUP FERRARESE, al primo giudice PODDIGHE ed al secondo giudice PINTORI (subentrato al dr. PODDIGHE).

Quanto al dr. PODDIGHE, consta che il verbale 2/03/00 (all.1) della seconda sezione portante l’assegnazione del processo al dr. PODDIGHE non è stato firmato in calce dal presidente della sezione dr. IACONO (unico soggetto legittimato o meglio obbligato), ma ”per errore” (e comunque con firma illeggibile), dallo stesso dr. PODDIGHE.

Valutati i precedenti ed assunte alcune informazioni, lo scrivente imputato, nella prima udienza pubblica (21/03/00 ha ricusato (RIC. 1/00) il giudice dr. PODDIGHE.

Uno dei motivi è l’essere stato il dr. PODDIGHE designato dal dr. IACONO il quale bene avrebbe fatto ad astenersi da qualunque intervento perché in precedenza ricusato (per gravi motivi) dallo stesso imputato.

A questo punto, in sede di esame della ricusazione in corte d’appello, salta fuori una tesi insostenibile, che sfiora l’offesa all’intelligenza media che ci vuole per leggere le carte.

La tesi sarebbe (anzi è), questa: il dr. PODDIGHE non è stato incaricato del processo n.386/00 Reg. Dib. dal verbale dell’udienza IACONO 02/03/00.

Dice l’ordinanza (all. 2) 30/03/00 della corte d’appello (che rigetta la ricusazione) che il processo de quo è stato assegnato al giudice dr. PODDIGHE dal provvedimento 25/02/00 del presidente del tribunale di Cagliari dr. Antonio PORCELLA (all.3).

Come si vede, una straordinaria “abbondanza” di nomine, una meno attendibile dell’altra.

Ora si viene a concreti provvedimenti presi nel processo dal dr. PODDIGHE, che prima dell’incarico di giudice è stato PM presso la procura di Cagliari.

(Già genera perplessità, e non poche, che un magistrato da PM diventi giudice e nella nuova veste tratti casi che erano in corso nella procura stessa quando vi lavorava lo stesso magistrato).

Ma c’è di più e di meglio: in veste di PM il dr. PODDIGHE s’era occupato (a parere dello scrivente in modo non convincente e lacunoso), del PP n.955/96.

Il PP 955/96 (PM PODDIGHE) aveva riguardato gli stessi fatti tra le stesse persone del processo n.386/00 (giudice PODDIGHE). La concomitanza avrebbe dovuto indurre il dr. PODDIGHE a rinunciare al processo n.386/00.

(Non solo per gli imbarazzanti problemi del caso specifico, ma sopra tutto per la stessa credibilità della magistratura. Credibilità evidentemente tenuta non in grande considerazione a Cagliari).

Sta di fatto che per accogliere le tesi dell’imputato nel processo n.386/00 il giudice dr. PODDIGHE avrebbe dovuto dire “il PM dr. PODDIGHE s’è sbagliato nel PP 955/96”.

E’ pensabile, questo? E’ pensabile che un magistrato rischi di buttare alle ortiche parte della propria carriera mettendo nelle mani di diversi soggetti due carte in una delle quali il magistrato dica ”le tesi del soggetto A hanno ragione su quelle del soggetto B” e nella seconda dica esattamente il contrario?

Se non lo è occorre ipotizzare che il processo n.386/00 cominciava in maniera disastrosa per l’imputato, perché in partenza tutte o quasi le sue tesi sui fatti e sui motivi nascevano col giudice prevenuto (ed interessato di fatto a confermare).

Dunque anche sul precedente (PP 955/96) era incentrata la ricusazione n.1/00 dell’imputato nei confronti del giudice PODDIGHE. Ovviamente la ricusazione è stata rigettata dalla corte d’appello con ordinanza 30/03/00 (all. ).

L’imputato ha rivolto diverse istanze per conoscere, come suo pacifico diritto, come e perché erano stati scelti a fare parte del collegio del 30/03/00 i magistrati A, B e C (e non D, E ed F), ma senza successo.

Niet e niet. E’ dunque la trasparenza il forte del palazzo di Cagliari!

Fatto sta che l’ordinanza 30/03/00 ha respinto la citata ricusazione (RIC.1/2000) con la motivazione che la legge (art.34/3 cpp) dice che deve astenersi il magistrato che in precedenza è intervenuto nello stesso procedimento.

(Insomma: qui si tratta magistrato -monocratico in entrambi i casi!- intervenuto sugli stessi fatti tra le stesse persone, ma i due procedimenti diversi per numeretti - 955/96 e n. 386/00. Quindi, dice la corte, quindi non c’è vis preventionis, non opinione già espressa, non c’è ipotesi di condanna già scritta, quindi non c’è astensione e non c’è ricusazione. E’ questione di numeretti!

A parere dello scrivente tale motivazione (ordinanza 30/03/00) è semplicemente risibile in se ed irridente, laddove si consideri che la citata norma (art.34/3 cpp) brandita come una mazza dalla corte è meno di niente nella comparazione con l’art.24 Costituzione (sacro diritto alla difesa) e con l’art. 111 (giusto processo).

Ciò premesso si viene all’oggetto della presente, che sono alcuni dei concreti provvedimenti presi dal dr. PODDIGHE.

Ovviamente qui si tralasciano i mille dettagli dell’inchiesta n. 955/96 condotta dal PM dr. PODDIGHE e quelli del processo n. 386/00 condotto dal giudice dr. PODDIGHE.

PP 955/96 (PM dr. PODDIGHE).

Nel procedimento penale n. 955/96 c’è la richiesta d’archiviazione 03/07/97 (all. ) firmata dal PM dr. PODDIGHE.

Il procedimento nasce da un esposto alla procura (08/07/96 prot.23/96) dello scrivente per fatti incentrati sulla natura giuridica dello statuto approvato il 18/10/90 dal CdA del Banco di Sardegna.

Per farla breve, il problema centrale e determinante era se lo statuto fosse di tipo “impresa” (cioè conforme al DM 27/07/81) oppure di tipo “istituzione”. (Non conforme al DM 27/07/81).

Ebbene, il PM dr. PODDIGHE usa, nella richiesta d’archiviazione del 03/07/97 (all. 4) (pag.3 righe da 3 in poi) questi termini:

il presupposto dal quale prende le mosse la doglianza è discutibile perché la conclusione che lo statuto del BANCO abbia una certa o un’altra natura giuridica- ammesso che possa essere formulata in termini di certezza, cosa della quale può dubitarsi……. . .

Esattamente questo è, per ora, il punto focale della presente istanza al CSM: è accettabile che un magistrato dia, non dopo esame frettoloso ma dopo mesi di studio del fascicolo un giudizio tecnico-giuridico d’incertezza sulla natura giuridica dello statuto 18/10/90 del Banco di Sardegna?

E’ accettabile che un PM fondi su un tale giudizio ictu oculi errato un provvedimento così decisivo e grave come la richiesta d’archiviazione?

A modesto parere dello scrivente (modesto dottore commercialista), occorre al massimo un’ora, a dire tanto, ad un tirocinante dottore commercialista o avvocato, intento a dare un serio parere, per mettere a confronto accurato lo statuto 18/10/90 del Banco di Sardegna col DM 27/07/81, e stabilire, senza ombra di dubbio, che tale statuto non rispetta i parametri (sono quattro e chiari, signori del CSM, non cento ed oscuri!), del DM 27/07/81. (All. 5).

Tanto più che il PM dr. PODDIGHE disponeva di un fascicolo (n. 955/96) nel quale abbondante era il materiale d’analisi, tra cui il prospetto prot.242/90 del 15/10/90 (All. 6) redatto dall’esponente Gian Paolo PORCU in cui in undici facciate c’era un’accurata analisi (ed anche, alle pagine 6-9 un prospetto di raffronto delle differenze tra Statuto Banco ante 1982, statuto Banco vigente bel 1982, normativa del CC, progetto di nuovo statuto approvato dal CdA del Banco, in prima lettura, il 27/09/90).

Tanto più, ancora, che era a conoscenza del dr. PODDIGHE che il Governo (D.Lgs. 358/90) aveva escluso il BS dal riparto dei 1800 miliardi dell’art.4/2 della legge 218/90 presumibilmente perché lo statuto dell’Istituto di credito non era conforme al DM 27/07/81 (requisito richiesto dall’art.4/2 della legge 218/90).

Bene avrebbe potuto il PM dr. PODDIGHE, fare due righe (due di numero, tre con la firma!), alla Banca d’Italia e/o al Governo per chiedere quale fosse stato il giudizio tecnico che il Governo era stato per legge obbligato a formulare (con certezza!) sullo statuto, e perché il Banco era stato incluso nelle assegnazioni di cui alla legge 23/81 (25 miliardi per il Banco di Sardegna), ed escluso da quelle di cui alla legge 218/90 (entrambe le norme avevano subordinato l’erogazione alla conformità al DM 27/07/81).

Come mai, dunque, il PM dr. PODDIGHE non aveva avanzato una tale semplicissima richiesta al Governo, risolutiva ai fini del PP 955/96?

Conclusione: si chiede al CSM di esaminare lo statuto approvato dal CdA 18/10/90 del Banco di Sardegna (e poi con DM n.35168 del 22/02/91 del MT Carli), e stabilire, in linea puramente tecnica:

a) se è vero che tale statuto è chiaramente di natura “istituzione”

b) se sì, se è ammissibile che un magistrato non disponga degli strumenti o non li sappia usare per accertare quello che è facilmente accertabile (e lo è stato in concreto) da un modesto dottore commercialista.
c) Dopo di che codesto CSM prenderà le decisioni che riterrà opportune sui nomi dei presidenti di sezione a Cagliari.

Dopo aver, per non perdere il filo, portato alle finali conclusioni il discorso sul provvedimento (inchiesta e richiesta d’archiviazione 3/07/97) dell’allora PM dr. PODDIGHE, si passa alla sommaria descrizione del secondo episodio, nel quale il giudice dr. PODDIGHE s’è espresso, questa volta in maniera gravissima come subito si vedrà, negli stessi termini tecnici della prima volta.

Processo n. 368/97 RNR e n. 386/00 (giudice dr. PODDIGHE).

Qui sembra che l’ordinanza 12/07/01 (all. 7) del giudice dr. PODDIGHE sia ancora più grave della richiesta d’archiviazione 03/07/97 del PM dr. PODDIGHE

Era accaduto che nel processo n. 386/00 il PM dr. DE ANGELIS, dopo aver formulato un’accusa di calunnia che l’imputato ha valutato e valuta come fantasiosa ed insostenibile, ha fatto nella prima udienza pubblica del 21/03/00 (alla presenza della stampa, spesso presente in aula, casualmente, quando c’è da pubblicare qualcosa di favorevole al PM, ed assente altre volte), quello che (visto che ne aveva gli elementi), avrebbe potuto, e dovuto fare in sede d’udienza preliminare, (che si svolge senza stampa), e cioè chiedere perizia psichiatrica a carico dell’imputato.

Il motivo del dubbio (del PM e solo del PM), sulla salute mentale dell’imputato era l’esorbitante numero di lettere che lo stesso imputato aveva inviato al Consiglio dell’Ordine dei Dottori Commercialisti.

Inutile dire che il PM non è stato in grado, non lo è ora (il processo non ancora concluso), né mai lo sarà, di indicare una sola missiva (le lettere dello scrivente hanno tutte data, numero di protocollo ed oggetto), nella quale poter ravvisare sintomi di disturbi psichiatrici.

Inutile dire che la perizia è finita nel nulla, perché tutti i periti ad un certo punto hanno scaricato pm e giudice.

Quando pm e giudice del processo n.386/00 hanno dovuto prenderne atto (udienza del 5/10/01) la stampa non c’era!

Ma che strano: la stampa ha dato notizia, talvolta con fotografie, dell’ordinanza di perizia 12/07/00 (L’UNIONE SARDA 11/07/01 pag.8 e 13/07/01 pag. 8. LA NUOVA SARDEGNA 11/07/01 pag.18 e 13/07/01 pag. 20). Però nulla sugli esiti forniti dai periti psichiatrici!

(Si veda anche L’UNONE SARDA del 22/12/99 pag.17 con la notizia del rinvio a giudizio, del 22/03/00 con la richiesta di perizia del pm e del 19/04/00 pag.13). Lo stesso quotidiano, ovviamente, non ha pubblicato mai nulla delle richieste di rettifica.

Come dire che la stampa presenta diffusamente un imminente ed importante incontro di calcio ma poi ad incontro svolto, la stessa stampa nulla riferisce sul risultato.

Dopo mesi di (apparente) perplessità il giudice dr. PODDIGHE, sulle insistenze del PM e delle accodatasi parte civile, finalmente il 12/70/00 emette l’ordinanza con la quale dispone perizia psichiatrica.

I motivi dell’ordinanza del giudice non sono quelli della richiesta del PM (troppe lettere al CO!), né quelli della richiesta della parte civile (sospettosità patologica verso il CO dell’Ordine), ma altri.

(A parere di chi scrive insostenibili, non documentati, non documentabili e risibili tutti: quelli del PM, quelli della p.c. e quelli del giudice).

Insomma, il giudice dr. PODDIGHE in data 12/07/00 dispone perizia psichiatrica sull’imputato e motiva con affermazioni fumose e per lo più generiche.

Ad es. il numero spropositato di istanze rivolte al CO DC (a parere dell’imputato spropositato ma solo nella mente del pm e del giudice, che non sono mai stati in grado di indicare neppure una (una di una!) lettera inutile o pretestuosa o patologicamente ripetitiva), oppure la puntigliosa ricerca di regolarità di forme (ma la regolarità delle forme non dovrebbe essere garantita dai magistrati? Ed ancora : signor giudice, non lo sa che spesso i difetti di forma nascondono frodi?).

Oppure le ripetute ricusazioni (effettivamente tutte rigettate dai colleghi del pm e del giudice, ma che meritavano tutte di essere accolte).

Ma uno dei motivi a base della perizia psichiatrica (pag.7 del verbale dell’udienza 12/07/00 righe 18 segg.) è specifico e ben descritto.

Dice:

………… dati come assolutamente per certi, ed invece oggettivamente quanto meno opinabili, vedi in particolare e sempre per esempio, le questioni relative alla natura giuridica dello statuto del Banco di Sardegna.

Insomma, il giudice dr. PODDIGHE in data 12/07/00 dispone perizia psichiatrica sull’imputato e motiva anche con l’insistenza (spiegata dall’imputato stesso anche nella stessa udienza 12/07/00, prima dell’ordinanza-capolavoro, de qua!), dell’imputato che definisce la natura giuridica dello statuto come certamente di tipo “istituzione” e come tale non impresa, e come tale non conforme al DM 27/07/81 e come tale escludente (come avvenuto in fatto!, come previsto in anticipo dall’imputato stesso!) dal riparto avvenuto con D.Lgs. 358/90 dal riparto dei 1900 miliardi di cui all’art.4/2 della legge 218/90.

Se tanto mi dà tanto, un domani lo stesso giudice o un altro potrebbe condannare o sottoporre a perizia psichiatrica chi sostenesse che i sette re di Roma erano sette e che il cavallo bianco di Napoleone era bianco, ecc..

Finale:

Signori del CSM: nominate chi volete presidente di che volete. Ma prima chiarite.

Chiarite se può essere nominato presidente di sezione un giudice che per due volte, in occasioni fondamentali (richiesta di archiviazione 3/07/90 nel PP 955/96 e ordinanza 12/07/00 di perizia psichiatrica nel processo n.386/00), ha fondato i suoi provvedimenti sulla incertezza (sic!) della natura giuridica dello statuto 18/10/90 del Banco di Sardegna.

Oppure, signori del CSM, dite pubblicamente che la natura giuridica dello statuto era incerta.

Ma non lo direte, perché una simile affermazione sarebbe semplicemente risibile, dal punto di vista tecnico – giuridico.

A questo punto, sarà bene che diciate, anche, che incertezza non ha avuto lo scrivente) poi divenuto imputato. Imputato di questa magistratura!), in anticipo (due telefonate del pomeriggio del 17/10/90 al direttore generale ed al presidente del Banco: premesso che il progettato “nuovo” statuto è di tipo “istituzione”, cioè privo dei controlli previsti nello statuto di tipo “impresa”, se domani 18/10/90 approvate il c.d. nuovo statuto, che è disastroso per il Banco e giovevole solo alle vostre personali posizioni di potere, io nella mia qualità di amministratore nel Banco, presenterò un esposto alla procura della Repubblica!),

Indi non ha avuto incertezza il Governo (che col D. Lgs. 358 del 20/11/90 ha distribuito i 1900 miliardi di lire in cinque anni tra tre sole Banche (BNL, Banco Napoli e Banco Sicilia), con esclusione del “predestinato” Banco di Sardegna), e nessuna rivendicazione ha potuto, contro l’esclusione, il Banco stesso.

___.___

A disposizione per ogni chiarimento o documento.

Grazie per l’attenzione.

Gian Paolo Porcu

Allegate copie di

All. 1.- Verbale 02/03/00 della 2° sezione penale, firmato “per errore” dichiarato dal dr. Poddighe, beneficiario del contenuto del verbale;

All. 2.- Ordinanza 30/03/00 della corte d’appello di Cagliari che rigetta la RIC. n.1/00

All. 3 Provvedimento 25/02/00 del presidente del tribunale di Cagliari dr. Antonio PORCELLA .

All 4. Richiesta d’archiviazione del 03/07/97 a firma del PM PODDIGHE nel PP 955/96;

All. 5.- DM 27/07/81. In unico foglio ci sono il DM 27/07/81, la legge 23/81, l’art./2 legge 218/90 ed il D.Lgs.358/90.

All.6.- nota di Gian Paolo PORCU del 15/10/90 prot. 242/90 del 15/10/90. Undici pagine di accurata analisi e dimostrazione della natura “istituzione” dello statuto approvato dal CdA del Banco in prima lettura il 27/09/90, che sarebbe stato riapprovato senza modifiche nel CdA del 18/10/90;

All. 7.- Verbale dell’udienza 12/07/00 contenente ordinanza di perizia psichiatrica emessa dal giudice dr. PODDIGHE.

| Gian Paolo Porcu tf 070/66.47.13 fax 070/66.39.55 posta@gianpaoloporcu.it |